Ieri... oggi, è già domani | 24 giugno 2022, 06:00

"ul saludu"... il saluto

Dice Giusepèn che "se 'l saludu làa essi bon, te à fol cunt'ul to muson" che nella traduzione lessicale fa "se il saluto deve essere buono, va fatto di persona". Ho tralasciato di precisare il senso del "muson" che vuol dire "muso- viso"che rende meglio il "di persona"

"ul saludu"... il saluto

Vengo a sapere da Giusepèn una "lezione indiretta" che non conoscevo. Eppure rappresenta uno stile di vita, oggi diventato una rarità, ma che merita di porre all'attenzione di chi fa spallucce a certi atteggiamenti del passato. Dice Giusepèn che "se 'l saludu làa essi bon, te à fol cunt'ul to muson" che nella traduzione lessicale fa "se il saluto deve essere buono, va fatto di persona". Ho tralasciato di precisare il senso del "muson" che vuol dire "muso- viso"che rende meglio il "di persona".

Ed è quanto ho scritto. Dice Giusepèn che quel detto l'ha appreso "dàa to moma" (da tua madre) e mi fa piacere evocare mamma Pierina, autentica perla della mia vita. Contiene, quel saluto, educazione e rispetto, magari pure riverenza, ma è di una verità estrema, con incorporate sussiego ed educazione. A volte ci si saluta con un gesto furtivo che somiglia più a un vezzo che a una precisa volontà. Gesto fuggevole, insomma. Figurarsi quando il saluto "lo si manda a dire" come se ci fosse un'asperità insormontabile, per non poterlo fare di persona. Vuoi mettere, invece, prendersi la briga di andare a trovare la persona che si vuole salutare. Presuppone interesse, volontà, gratitudine e (diciamolo) grande considerazione.

Ecco allora che questo detto, introduce un altro detto, molto più veritiero e pure sibillino. Tanto da far discutere e che richiede qualche esempio ed una spiegazione. Eccolo: "faghi non 'mparà al gatu ma sa fo a rampego" letteralmente "non insegnare al gatto come ci si arrampica". Visto mai un micio salire in velocità, in verticale, il tronco di un albero? Visto mai un gatto fuggire e "percorrere" pure la salita su un muro? Provato mai a rincorrere un gatto intento a far sesso con la gattina senza decoro davanti a chi transita? - bastano questi esempi per ribadire che "il gatto è maestro" sia nell'atto di arrampicarsi sia in quello della fuga repentina.

Quando poi la verità è lapalissiana, ecco che si tira in ballo questo detto per dire "è ovvio, noh?"

Proprio così. E lo si annota in certe discussioni che emerge il "faghi non imparò al gatu ma sa fò a rampegò" come a dire "certo che so come comportarmi. Non farmi il predicozzo. Vedi da come agisco che sto facendo come il gatto che "solca" il tronco di un albero".

Giusepèn se la ride …. gli scappa un "gilocu" e un "barlafusu" che sono due epiteti "dolci" oserei dire, confidenziali. Come a dire "giuggerellone" e "stupidino" accompagnandoli con un sorriso. Poi, se si aggiunge un grazie di cuore a una persona che ha regalato il Nocino "beata chela man, ca la faga isci anca dumàn" si giunge all'armonia del dialogo. "Beata quella mano (caritatevole) che ha donato il Nocino. Faccia così (se vuole) anche domani" cioè in future ottime azioni.

Gianluigi Marcora

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