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Scuola | 26 giugno 2022, 12:34

Quei 500 milioni del Pnrr alle scuole in difficoltà: «A cosa servono se docenti e metodi non cambiano?»

La dirigente dell'Ite Tosi Amanda Ferrario: «Urge una riflessione profonda sul senso della scuola, urge guardare ai modelli migliori e spingere sull'autonomia»

Quei 500 milioni del Pnrr alle scuole in difficoltà: «A cosa servono se docenti e metodi non cambiano?»

Una pioggia di soldi. Ma non di cambiamenti. Torna a chiedere a gran voce una svolta la dirigente dell'Ite Tosi di Busto Arsizio Amanda Ferrario, in una nota che condivide sui social: «Ieri sera, sabato, a sorpresa, sono stati erogati 500 milioni di euro provenienti dal Pnrr alle scuole in difficoltà.il criterio è questo: "le risorse sono assegnate alle istituzioni scolastiche statali secondarie di primo e secondo grado che abbiano registrato un tasso di fragilità degli apprendimenti, c.d. “dispersione implicita” almeno pari o superiore all’8%"».

Vale a dire: «Livello molto basso Invalsi in almeno l'8% degli studenti. Leggendo i dati Invalsi, i risultati degli esami di Stato, l’elenco delle scuole finanziate, mi vengono spontanee alcune flessioni: perché, se i dati Invalsi sono così negativi, in alcune regioni il tasso di 100 e 100 e lode alla maturità è inversamente proporzionale alle competenze di lingua madre e logico matematiche?».

E ancora: «Perché, se le scuole finanziate sono le stesse con il maggior numero di 100 e 100 e lode (i dati sono sempre lí da leggere), l’Invalsi certifica una certa “dispersione implicita”?che senso ha, anche alla luce di questi dati (da leggere eh), un esame di Stato che replica se stesso da decenni, senza valore estrinseco, visto che le università non lo riconoscono e agiscono da sole, con test d’accesso ai numeri programmati?».

Di qui l'appello: «Urge una riflessione profonda sul senso della scuola oggi, sulla necessità di recuperare le competenze di base e anche quelle indispensabili alla società del 2022, urge ripensare a un esame di maturità inutile che nulla aggiunge al valore di un percorso e soprattutto urge ripensare alla funzione docente. Servono docenti preparati, selezionati, motivati, empatici. Capaci di creare valore e facilitare processi di apprendimento. E urge guardare ai modelli migliori: ne abbiamo tanti in Italia. Tante scuole, dal nord al sud, funzionano bene. Hanno saputo ripensarsi e mettere al centro gli studenti. Ma è sempre più facile lamentarsi, uniformarsi, aspettare. Urge spingere sull’autonomia. Per uscire dal pantano bisogna tirarsi su le maniche e remare. Tutti nella stessa direzione».

Ma. Lu.

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