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Storie | 27 giugno 2022, 07:40

Ingegnere chimico e sacerdote: «La mia svolta di fede in oratorio»

Don Matteo Bienati, legnanese di 30 anni, è tra i 22 neo preti ordinati da monsignor Delpini: ecco la sua storia. «Determinante don Tognon». E il suo percorso che inizierà a Milano

Ingegnere chimico e sacerdote: «La mia svolta di fede in oratorio»

Lo scorso 11 giugno nel Duomo di Milano l’arcivescovo Mario Delpini ha ordinato 22 nuovi preti, tra i quali il legnanese Matteo Bienati. A pochi giorni dal suo trentesimo compleanno don Matteo ci racconta la sua storia: un ragazzo che dai banchi di scuola fino all’università impegnandosi con lo studio unitamente all’impegno con l’oratorio sente crescere la chiamata verso la fede.

Come è stato il suo percorso di studi prima di diventare sacerdote? 

Io sono nato a Milano ma ho vissuto sempre a Legnano dove viveva la mia famiglia. Ho frequentato le scuole statali del mio quartiere, le elementari alle Manzoni e le medie alle Tosi. Ho fatto il liceo scientifico Galileo Galilei dal 2006 al 2011. Dopo la maturità mi sono iscritto alla facoltà di Ingegneria chimica al Politecnico di Milano in città Studi. Fino al 2016 sono stato impegnato con l’università. Dopo la laurea nel 2016, a settembre dello stesso sono entrato in seminario a Venegono. Nei primi anni delle superiori non partecipavo alla vita parrocchiale. Poi a  partire dalla quarta superiore ho coltivato la passione per l’oratorio ed ho iniziato a parteciparvi prima come animatore e successivamente  come educatore. Durante gli anni universitari il mio “servizio” principale  era la collaborazione  alla pastorale giovanile e seguire i ragazzi nella fascia adolescenziale. 

Come è nata la vocazione?

Ci sono stati due passaggi che mi hanno portato alla fede. Il primo è stato verso i 16 anni quando ho iniziato a rivivere l’ambiente parrocchiale in un momento in cui non mi sentivo più credente. È stata una chiamata a livello umano, dove ho potuto dare una mano come animatore e ho iniziato a sentirmi parte  di un ambiente in cui potevo spendermi  verso il prossimo con il volontario e il servizio: questo mi faceva stare bene e vivevo serenamente. Il secondo   è stato il momento della “ domanda di fede” che è arrivata “a seguito”  perché in questo ambiente mi  sentivo riaccolto. Da lì è scattata “la domanda di fede” quando ho iniziato a farmi tante domande sulla fede, sull’esistenza di Dio e cosa vuole dire il Signore per la mia vita. Inoltre  ci sono stati degli aspetti come  il servizio all’oratorio, il contatto con la parola di Dio,  un brano del  Vangelo che mi ha portato ad entrare in seminario e la figura di don Gianluca Tognon - il coordinatore dell’oratorio – che  mi hanno portato  a capire  il significato  della figura del  prete  ovvero una vocazione bella e  una strada da seguire. Il mio percorso di chiamata  è cresciuto negli anni: ho iniziato a pensarci durante la quarta superiore  ma sono entrato in seminario 6 anni dopo.  Ci ho messo del tempo per decidere! 

Come ha vissuto il giorno dell’ordinazione durante la cerimonia nel Duomo di Milano?

Innanzitutto è stato un giorno atteso da tanto tempo! Il seminario dura 6 anni in funzione di questo giorno “dell’ordinazione presbiterale”, quindi da un lato l’idea di un giorno tanto desiderato con un’ansia e un’attesa progressivamente crescenti  nelle settimane,  e dell’altra parte c’era  la bellezza di vivere quel giorno. Durante la cerimonia di ordinazione  in Duomo, eravamo tutti in cerchio davanti all’altare  - in 22 persone,  tutti i compagni di classe – e  la cosa che mi ha colpito  mentre stavo diventando prete  è  stato iniziare da subito a celebrare usando la formula della consacrazione della preghiera eucaristica che fanno parte della messa: utilizzare le parole  riservate al prete durante la messa, è stato un momento emozionante perché sentivo che quelle stesse parole  della consacrazione della Eucarestia, diventavano mie. Queste  sono il modo di Dio per giungere alle persone che vivono la messa. 

Come è stato il ritorno a Legnano?

È stato molto bello perché è stata un’occasione per vedere e rincontrare tantissime persone, che si sono impegnate tanto per creare un momento di festa molto semplice ma  fatto con l’ impegno delle persone.  Sabato 18 giugno c’è stato un primo momento di festa e  la domenica successiva c’è stata la messa. La domenica è stata bella perché sono state invitate tutte le persone che sono state importanti nella mia vita, come  docenti dell’università, compagni delle superiori, ragazzi conosciuti  durante gli anni del Seminario  e nei vari posti dove sono stato. È stato bello ritrovarli tutti durante la Santa Messa.

Dove sarà la sua prossima destinazione?

Giovedì mi hanno comunicato  che la mia destinazione sarà Milano e  sarò al quartiere Gallaratese in 4 parrocchie: Regina Pacis, Santi Martiri,  San Leonardo e la Parrocchia di Trenno. Da domenica c’è stato per me  “un nuovo inizio”. La regola ecclesiastica prevede dopo l’ordinazione10 giorni di permanenza nel luogo dove uno vive  e poi veniamo "chiamati“ in un altro posto. Non può essere a Legnano, ma potrebbe  capitare nell’hinterland. 

Don Matteo, secondo lei a cosa è dovuta la crisi di vocazione nella Chiesa? 

Da un punto di vista molto pratico e concreto è solo una questione di proporzione di persone che frequentano attivamente la chiesa.  È molto particolare questa cosa.Il sentimento religioso e il credere in Dio secondo me sono   largamente maggioritari all’interno della popolazione, però   in questi anni la partecipazione attiva alla comunità ecclesiale è in discesa. In questo scenario, posso dire che  “riusciamo a tenere”    molto bene  i giovani  in parrocchia fino all’età dell’adolescenza  compresa i tra 14/16 anni. Nel percorso di crescita dalla quarta superiore in poi  la Chiesa sta facendo fatica. Banalmente  avendo meno ragazzi presenti, secondo me   è  in parte una questione numerica: se una persona  si stacca dal  percorso di formazione in parrocchia nel momento in cui  cresce  e si pongono le  grandi domande sulla vita,  è chiaro che si perda un po' in termini di partecipazione.C on meno fedeli attivi abbiamo meno   sacerdoti, e  le due cose  sono proporzionali.  Poi si potrebbe pensare ad altre ragioni, come ad esempio esempio,  che la vita del prete  non è tanto gratificante. Ogni singolo ha motivazioni personali che potrebbe aggiungere. Avere meno preti accentua questa situazione, e aggiungo,   siamo sempre  meno presenti  sul territorio,  aggravati da maggiori impegni  e questo ci rende più distanti:  questo sistema crea  un po’ un circolo vizioso. «In una prospettiva di fede ognuno fa il suo pezzo, il resto lo metterà il Signore».

Raffaele Specchia

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