Ieri... oggi, è già domani | 21 luglio 2022, 06:00

"fregiu e coldu" - freddo e caldo

Pimpante e sereno, appare Giusepèn. Prima del saluto, chiosa "a ueu gni chi in bicicletta, ma chela crista lì l'à ulzu non" (volevo venire qui in bicicletta, ma Maria non ha voluto).

"fregiu e coldu" - freddo e caldo

Pimpante e sereno, appare Giusepèn. Prima del saluto, chiosa "a ueu gni chi in bicicletta, ma chela crista lì l'à ulzu non" (volevo venire qui in bicicletta, ma Maria non ha voluto). E ovviamente do ragione a Maria …. meglio prevenire invece di curare (è uno slogan pubblicitario, ma sta bene anche per rispondere a Giusepèn). Eccolo -ora- il saluto cordiale e cortese di questo grande amico e maestro di vita. Che attacca subito con un proverbio "ul fregiu e 'l coldu, i u mangian non i ratti" che fa (il freddo e il caldo, non lo mangiano i topi) e, chissà perché i topi e non un altro animale.

Sta di fatto che questa Estate 2022 sta facendo impazzire e ribollire un po' tutti. Aggiungere poi l'assoluta mancanza di pioggia, fa pure impazzire di rabbia ogni persona, ma soprattutto "chi ga mangia cunt'àa campagna" (chi vive coi prodotti della campagna). Giusepèn è lapidario "eguisti, i egenti in eguisti, i pensàn dumò a guadagnà dane, ma a natura l'à va tutelàa" (egoisti le genti, sono egoiste, pensano solo a guadagnare soldi, ma la natura va tutelata) e mette nel discorso, non solo il rispetto per i letti dei fiumi che sono in secca, ma mostrano residui e rifiuti di ogni genere che ostruiscono il defluire delle loro acque, anche se attualmente, proprio in questa Estate 2022, nemmeno si parla di navigazione.

I lavori negli alvei di torrenti e fiumi, li vede nessuno ed è perciò che vengono snobbati. Eppure, invece di regalare i soldi senza far lavorare la gente (si riferisce, Giusepèn al Reddito di Cittadinanza) è meglio accordarsi fra Stato e Comuni di stabilire i cosiddetti 700 Euro pagati dallo stato e altri 400 Euro a carico del Comuni che devono però offrire un Contratto di Lavoro con tanto di orari da stabilire, per un salario mensile di almeno 1100.00 Euro.

E' categorico, Giusepèn, su ciò. Abituare la gente a vivere "a ufo" (gratuitamente) "al va ben non" (non va bene), anche per il rispetto della persona. Riprendiamo il "fregiu e ul coldu" e ci viene in mente (lui ed io) che da piccoli, a maggio inoltrato e fino almeno a settembre, "s'andèa in giru in pentera" (si circolava a piedi nudi), vuoi per risparmiare col calzolaio, ma pure per abituare il piede a farsi il callo che, a fine stagione somigliava a una corteccia di albero.

Adesso se la ride, Giusepèn. Sa che stiamo esagerando, ma tira in ballo un "uso improprio" che allora era in voga. Di negozi per calzature, "in di tempi'n dre" (in quei tempi), ce n'erano pochi "par i sciui" (per i ricchi) e "tuci nogn, 'ndeam dul Richèn cal druea un carton e ga meteam su i pe e lu, cunt'ul matitòn di maistar al ciapèa i misui par fa i tumei e poeu a scarpa" (tutti noi, andavamo dal signor Enrico, calzolaio che utilizzava un cartone (o un foglio qualsiasi) e noi ci mettevamo sopra i piedi e lui, con un matitone per muratori, prendeva le misure dei piedi, per creare le tomaie, per poi completare la scarpa). E si era negli anni del dopoguerra, non secoli fa. E riprende, Giusepen: "ragurdevas, ul fregiu e ul coldu, i u mangian non i rati" (ricordatevi, freddo e caldo, non li mangiano i topi). "Vegni scià, Giusepèn, ma specia ul Nocino" (vieni Giuseppino, ci attende il Nocino).

Gianluigi Marcora

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