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Economia | 30 luglio 2022, 08:15

«Basta saldi. Non servono, anzi sono dannosi»

La proposta arriva da Federmoda provincia di Varese: «La grande distribuzione e i siti propongono sconti quando e come vogliono, mentre i piccoli negozi hanno le mani legate. Così è impossibile risollevarci»

«Basta saldi. Non servono, anzi sono dannosi»

«I saldi? Da cancellare, non servono più. Anzi, in certi casi ci danneggiano». Federmoda provincia di Varese assume una posizione forte e si spinge a proporre l’abolizione dei periodi dei saldi (tra estivi e invernali 120 giorni in tutto) previsti per legge. Ma soprattutto viene chiesta la liberalizzazione delle promozioni tutto l’anno, soluzione contro lo strapotere della grande distribuzione e rimedio “istantaneo” per fronteggiare periodi di scarsi incassi.

La proposta rivolta alle istituzioni e ai vertici associativi, a quali viene chiesto di valutarla, appoggiarla e portarla avanti, è emersa nel corso dell’ultimo consiglio provinciale di Federmoda. Il presidente Giorgio Angelucci si fa perciò portavoce dell’istanza dei fiduciari del settore, riuniti intorno a un tavolo della sede varesina di Uniascom.

«Loro libero, noi no»

Il giro di pareri, dopo quasi un mese di saldi, ha trovato tutti d’accordo: al di là dei raffronti con lo scorso anno (in molti hanno registrato un calo di oltre il 20 per cento, ma qualcuno non ha riportato perdite sensibili), il concetto è che di fronte a un mercato rivoluzionato e alle abitudini di acquisto completamente mutate, prevedere solo due finestre annuali all’interno delle quali è possibile ribassare i prezzi di vendita «non ha più alcun senso». E i motivi sono semplici: «Uno: la concorrenza dell’online con offerte al ribasso di ogni tipo. Due: la politica della grande distribuzione, che ha mezzi e personale per programmare e comunicare a pioggia sconti e promozioni, mascherandole in modo furbo ma comunque legale per aggirare i paletti messi da regole e norme regionali».

In poche parole, i grandi marchi con i loro negozi fisici e con quelli online fanno il bello e il cattivo tempo, «perché loro non sono costretti ad attendere i saldi per sistemare i fatturati e men che meno devono rispettare il divieto, trenta giorni prima, di qualsiasi tipo di promozione». «Mentre noi», affermano in consiglieri di Federmoda Varese, «siamo costretti ad attendere, a confidare nei saldi per rimediare almeno in parte ai bilanci mensili chiusi con il segno rosso. Purtroppo, i mesi di luglio e gennaio non sono più il salvadanaio di una volta. Non lo erano già prima della pandemia, figuriamoci adesso».

«Non siamo ingenui»

Ecco, perciò, che liberalizzare le svendite 365 giorni all’anno, può davvero essere una valida contromisura, prima di arrivare ad altre dolorose chiusure. «Nel caso di un mese partito male, senza alcun paletto, potremmo improvvisare una promozione per aggiustare i conti, evitando così di accumulare un segno meno dietro l’altro che, sommati tra loro, rendono ormai impossibile arrivare ad un segno più con i soli 60 giorni di saldi».

Da Varese non parte insomma la solita protesta, ma una proposta concreta: «Non siamo ingenui, sappiamo che toccare il sistema degli sconti non sarà affatto semplice, ma vorremo che il nostro grido, non di dolore ma di rabbia-ragionata, serva a portare a un

serio ragionamento sulla crisi del nostro settore, che certo non si può sperare di risolvere aggrappandoci ai soli saldi. Ci aspettano mesi durissimi, le previsioni per settembre e ottobre sono drammatiche, bisogna fare qualcosa, senza perdere altro tempo».

Redazione

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