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Politica | 10 agosto 2022, 09:31

Senaldi (Azione): «Letta non ha saputo gestire l’alleanza. Sono contrario all’accordo con Renzi»

Dopo lo strappo col Pd, proseguono le trattative tra Calenda e Renzi. L’accordo sembra vicino ma ancora non c’è. E Angelo Senaldi, commissario provinciale di Azione a Varese, auspica che l’alleanza non si concretizzi. Di certo, lui non sarà in corsa per un ritorno in Parlamento. E tra i temi principali della campagna elettorale indica politica energetica, istruzione e giovani

Senaldi (Azione): «Letta non ha saputo gestire l’alleanza. Sono contrario all’accordo con Renzi»

Dopo lo strappo col Pd, proseguono le trattative tra Calenda e Renzi. L’accordo sembra vicino ma ancora non c’è. E Angelo Senaldi, commissario provinciale di Azione a Varese e delegato all’assemblea nazionale del partito, auspica che l’alleanza non si concretizzi: «Sarebbe un errore». Di certo Senaldi, già deputato tra le fila del Pd, non è in corsa per un ritorno in Parlamento. E tra i temi principali della campagna elettorale indica politica energetica, istruzione e giovani.

Senaldi, qual è il suo punto di vista sulla rottura dell’accordo tra Azione e il Pd?
«Sarò di parte, ma capisco assolutamente le ragioni di Calenda. So che c’è stato un grande sforzo per fare l’accordo col Pd, anche a livello di base del partito. Questo accordo che prevedeva anche l’ingresso di persone che si riferivano più alla sinistra, intendo i Verdi e Sinistra Italiana, era stato molto discusso. Poi però abbiamo visto le polemiche che sono subito nate e gli attacchi. Come se il problema non fosse il fronte avversario ma posizionarsi all’interno della coalizione. L’ipotesi di Letta di firmare due accordi mi sembra surreale. Forse Calenda ha fatto l’errore di sottovalutare il problema, ma Letta a mio avviso non ha saputo gestire un’alleanza».

Lei conosce Calenda. Per lui è stata davvero una scelta sofferta quella di tornare sui propri passi?
«Sì, lui sperava davvero in questo fronte repubblicano, molto legato non tanto all’agenda ma alla concretezza di Draghi. A un metodo: analizzare i dati, vedere le cose che si potevano effettivamente fare e dirlo, senza sparare proposte irrealizzabili, per poi cercare di concretizzarle. Questa credo fosse la speranza che animava Calenda. Da come l’abbiamo visto dopo anche in alcune chat interne, lui ha molto sofferto, era molto deluso di essersi imbarcato in una alleanza che sperava potesse dare una verve diversa alla campagna elettorale».

Di fatto quello che è successo è stato un assist per il centrodestra.
«È stato un assist per il centrodestra che il Pd sapeva che sarebbe successo. Io credo che ci debba essere molta chiarezza nelle cose che si fanno. Se c’è dentro sempre tutto all’interno di una posizione politica, è molto difficile far capire alla gente cosa vuoi effettivamente. Vuoi i gassificatori o no? Vuoi continuare a sostenere l’Ucraina o no? Vuoi restare nella Nato o no? Questi sono aspetti dirimenti che hanno messo in ombra le divisioni che ci sono dall’altra parte».

Per quanto riguarda l’alleanza con Renzi, che cosa pensa che accadrà e cosa auspica?
«Io non so se si arriverà all’alleanza con Renzi. A mio avviso sarebbe un errore. Azione non è nata per il tatticismo politico, ma per sostenere idee con chiarezza e concretezza.
Calenda ha sempre rimarcato che anche Renzi doveva scegliere tra gli affari e la politica. Per carità, non c’è assolutamente niente di illegittimo, ma questo aspetto prima era una discriminante».

Lei ha dato la sua disponibilità per una candidatura?
«No, io faccio solo il commissario temporaneo per traghettare il partito e ho detto di no alla candidatura. Non ritenevo fosse un momento in cui potessi spendermi, per questioni anche personali. Come coordinamento provinciale sono state fatte delle proposte di persone con qualche esperienza politica o che comunque si sono avvicinate ad Azione con entusiasmo e con delle loro capacità e professionalità. È chiaro che tutto si sarebbe combinato in maniera diversa con l’alleanza col Pd e non so come si combinerà in futuro».

Quali dovrebbero essere i temi da portare sul nostro territorio in campagna elettorale?
«Per Azione tre punti sono fondamentali. Il primo è quello dell’attenzione a uno sviluppo economico vero del nostro territorio. La nostra è una zona molto importante sotto l’aspetto industriale, manufatturiero, dei servizi. In questo momento tutto questo mondo si scontra con il problema della dipendenza energetica dell’Italia e quindi della necessità di scontare prezzi molto elevati che mettono in crisi le aziende e che si riverseranno anche sui consumatori. La politica energetica italiana, declinata sul territorio per le imprese e le famiglie, è fondamentale. Ad esempio, se non avessimo spinto sul Tap, quando io ero in commissione Attività produttive e Calenda era ministro, noi saremmo senza gas.

Il secondo punto fondamentale riguarda l’istruzione. Riqualificare l’istruzione significa creare cittadini più consapevoli e persone più preparate ad affrontare i cambiamenti che il lavoro sta imponendo. Persone che sappiano intervenire, attraverso una formazione anche tecnica, all’interno delle aziende che stanno soffrendo una mancanza di personale. Questo tema ha delle ricadute molto forti sul nostro territorio.

Un terzo argomento più generale è quello dei giovani. Noi dobbiamo immaginare, ad esempio, una tassazione differente per permettere un minor peso fiscale per chi inizia a lavorare o abbia meno di trent’anni. Far sì che i giovani possano pensare al loro futuro».

Riccardo Canetta

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