Cronaca - 21 settembre 2022, 12:40

Si finge avvocato e truffa due donne: condannato

Le due, in cerca di assistenza legale per far fronte a un pignoramento, avevano consegnato al sedicente legale 13 mila euro nel giro di un anno e mezzo. Il giudice ha stabilito la condanna a un anno di reclusione e mille euro di multa. L'avvocato difensore Cassarà aveva chiesto l'assoluzione

Si finge avvocato e truffa due donne: condannato

Un anno di reclusione e mille euro di multa per aver truffato due donne in cerca di assistenza legale per fare fronte ad un pignoramento. Due donne finite inconsapevolmente al centro di un raggiro, messo in atto da un uomo che fingendosi intermediario di un avvocato è riuscito a farsi consegnare, nel giro di un anno e mezzo, la bellezza di 13 mila euro. Senza che alcuna pratica legale venisse realmente avviata. 

L’istruttoria dibattimentale si è chiusa ieri in tribunale a Varese, con il passaggio alla richiesta di condanna, formulata dalla pubblica accusa e poi accolta dal giudice, anche se con un impatto più contenuto rispetto ai 2 anni chiesti dal pm. 

«Vicenda oscura, con alcuni aspetti che ancora oggi non sono del tutto chiari», questa la considerazione con cui l’avvocato Pierpaolo Cassarà aveva esordito nel chiedere l’assoluzione del suo assistito, per la truffa ma anche per un secondo capo d’accusa, sostituzione di persona, che è poi caduto. 

L’uomo finito a processo avrebbe architettato il tutto creando dei falsi profili social per “guidare” le due donne - avvicinate in ambito familiare - nelle difficili procedure. Lo avrebbe fatto anche sfruttando un account whatsapp con tanto di foto dell’avvocato varesino che impersonava, alternandolo a se stesso in chat diverse, per tenere sotto controllo l’intera situazione. 

L’imputato, durante il dibattimento aveva però negato che il numero da cui partivano i messaggi fosse il suo. E sul punto, ha sottolineato il difensore nella sua arringa, non sono stati effettuati approfondimenti di tipo forense su indirizzo ip e altri dati informatici. «Inoltre il mio assistito non ha titoli di studio né competenze in ambito giuridico - ha aggiunto il difensore - Linguaggio e contenuti delle chat non rispecchiano le sue capacità».

Gabriele Lavagno

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