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Cronaca | 23 settembre 2022, 15:56

Rancio Valcuvia, giovane accusato di omicidio stradale per la morte di Federico

Il ragazzo, 22 anni, amico della vittima, guidava sotto l'effetto di stupefacenti la sera dell'incidente, avvenuto il 2 luglio 2021. Contestata la regolarità del guardrail oggetto dello scontro fatale

Rancio Valcuvia, giovane accusato di omicidio stradale per la morte di Federico

Un guardrail irregolare e messo in una posizione pericolosa per gli utenti della strada. Questo dettaglio avrebbe contribuito a trasformare in una tragedia l’incidente del 2 luglio 2021, avvenuto a Rancio Valcuvia nel tratto di statale 394 che si collega alla provinciale 62 per Brinzio.

Lo ha sostenuto in tribunale a Varese, davanti al giudice dell’udienza preliminare, la difesa del 22enne per il quale la procura ha chiesto il rinvio a giudizio per omicidio colposo. Si tratta del giovane che quella sera era al volante della macchina su cui viaggiava anche Federico Calzati, 21 anni e residente in Valcuvia, deceduto nei giorni successivi, dopo il ricovero in ospedale, dove era giunto in condizioni disperate a causa dello schianto.

Gli amici – in totale tre – stavano rientrando da una serata, quando il veicolo guidato dal 22enne tamponò la macchina che stava davanti, dopo una frenata improvvisa del conducente (per il quale il pubblico ministero ha chiesto l’archiviazione) dovuta  all’attraversamento di un animale selvatico.

Il 22enne – che si era messo alla guida sotto l’effetto degli stupefacenti – non riuscì ad evitare lo scontro, a seguito del quale la sua auto si ribaltò, finendo contro la barriera, la cui regolarità viene oggi contestata dall’avvocato della difesa Fabio Fiore, che in aula ha annunciato la volontà di ricorrere al rito abbreviato (che in caso di condanna consente di ottenere lo sconto di un terzo della pena), non prima però di aver sentito in udienza il tecnico Anas responsabile per la sicurezza su quel tratto di strada.

Il passaggio è ritenuto fondamentale in chiave difensiva, per via della presunta irregolarità e pericolosità della barriera (rivestita in legno ma con componenti metalliche all’interno), posizionata in curva e con angoli vivi – anziché arrotondati – alle sue estremità. La macchina su cui viaggiava Calzati, su uno dei sedili posteriori, fu ritrovata dai soccorritori con il tettuccio schiacciato, conseguenza dell’impatto con il guardrail. Fatto, quest’ultimo, che portò inevitabilmente alla morte del ragazzo, stando alle conclusioni di una perizia redatta dal criminologo investigativo Manuel Cinquarla, e depositata dall’avvocato Daniele Pizzi che assiste la famiglia della vittima, già risarcita.

Si tornerà in aula all’inizio di dicembre per la decisione del giudice sull’opportunità di sentire la versione del tecnico Anas citato dalla difesa.

da LuinoNotizie.it

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