Cronaca - 23 settembre 2022, 09:11

Era in ferie ma esercitava nella clinica di famiglia: dermatologo condannato

Il Tribunale di Varese ha condannato il medico, all’epoca dei fatti dipendente dell’Asst Sette Laghi, a 8 mesi con la sospensione condizionale. E' stato assolto invece per i reati di falso ideologico e peculato

Era in ferie ma esercitava nella clinica di famiglia: dermatologo condannato

Era formalmente in ferie ma visitava i pazienti nella clinica di famiglia, pur essendosi impegnato per contratto a esercitare soltanto nella struttura sanitaria di cui era dipendente. 

Una truffa per il Tribunale di Varese, che ha condannato il medico, all’epoca dei fatti dipendente dell’Asst Sette Laghi, a 8 mesi con la sospensione condizionale, assolvendolo invece per i reati di falso ideologico e peculato, connessi alla medesima vicenda (QUI il riassunto). 

Il fatto per cui il professionista - un dermatologo - è stato riconosciuto responsabile dai giudici del collegio risale all’estate del 2017. Il medico era lì, nella struttura situata nel paese di cui è originario, in provincia di Taranto, ed effettuava le sue visite. Lo hanno affermato in udienza alcuni pazienti, convocati appositamente dalla Puglia per testimoniare. Una decisione dei giudici - al fine di chiarire alcuni aspetti ritenuti fondamentali per giungere al verdetto finale - arrivata negli scorsi mesi dopo che le parti avevano già discusso (QUI i dettagli), con la richiesta di condanna a tre anni di reclusione - per truffa e falso - avanzata dal pubblico ministero, e quella di assoluzione da tutti i capi presentata dalla difesa. 

La pubblica accusa, alla luce delle ultime testimonianze, ha integrato la richiesta di condanna anche per il peculato (appropriazione indebita o distrazione di denaro che appartiene ad altri), per un totale di cinque anni di reclusione. 

Articolata l’arringa difensiva dell’avvocato Marina Curzio, che almeno in parte ha convinto il collegio giudicante: «Il regime dell’intra moenia (a cui l’imputato era sottoposto per contratto e che gli impediva di esercitare fuori dall’azienda sanitaria, ndr) era all’epoca disciplinato da una normativa tutt’altro che chiara, inoltre il medico quando ha effettuato le visite non stava ricoprendo una pubblica funzione, in nome dell’ente per il quale lavorava, motivo per cui la Cassazione ha escluso che possa concretizzarsi il reato di peculato. Su quelle prestazioni effettuate fuori dall’azienda ospedaliera - ha aggiunto il legale - il mio assistito ha emesso regolari fatture, a dimostrazione della sua buona fede». Fatture retrodatate e con intestazione dell’Asst, dettagli che secondo l’accusa proverebbero il tentato raggiro, documentando le visite come se fossero state eseguite a Varese. «Quei moduli - ha spiegato la difesa contestando il falso ideologico - sono ad uso interno dell’ospedale, non sono atti pubblici».

Il professionista, nel frattempo, pur ritenendo di non aver commesso reati, ha raggiunto un accordo con l’Asst per restituire le quote di indennità per il regime di intra moenia relative ai periodi legati alla vicenda giudiziaria: quasi 40 mila euro.

Gabriele Lavagno

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