Ieri... oggi, è già domani | 06 novembre 2022, 06:00

"Ul turòn" - "Il torrone"

"insci, sciur dutui, ai so maoi al postu di pillul al ga cunsiglia ul Nocino" (così, signor dottore, ai suoi assistiti, al posto delle pillole, consiglia il Nocino). Poi, tutti a casa, tra una risata in compagnia...

"Ul turòn" - "Il torrone"

"suguta non menà'l turòn" - non fatevi fuorviare, amici Lettori del titolo di questo racconto. In realtà, il torrone vero e proprio con l'aforisma di "attacco", c'entra proprio nulla. Ecco prima la traduzione del significato: "non continuare a parlare di questo argomento" quindi, menare il torrone non significa discutere di dolciumi.

La frase l'ha detta Giusepèn alla sua Maria, la figlia. Ero presente (e meno male). Giusepèn le aveva appena detto "m'à 'nrabissu" (mi arrabbio) per il fatto che Maria insisteva nel far capire a papà quanto fosse necessario il vaccino antinfluenzale da inoculare alle "persone fragili". Giusepèn, a dargli del "fragile" non ci sta e ha categoricamente detto che "dopu quatar vacini, a ou non fan un oltar" (dopo quattro vaccini, non voglio farne un altro). Maria insisteva ed ecco il "suguta non menà'l turon" (non insistere). Poi, Maria mi ha tirato in ballo ed io, dopo avere fatto capire a Giusepèn che "persona fragile" si riferisce all'età (Giusepèn ha 96 anni suonati), Maria per amore di papà, desidera metterlo al sicuro con la salute e "l'e mèi sta ai prim dagn" (meglio stare ai primi danni) nel senso di "parare il colpo" in caso di influenza.

Un po', Giusepèn s'è rabbonito. Gli ho detto che avrei fatto con lui il vaccino antinfluenzale e che saremmo andati insieme dal medico curante, visto che è lo stesso per entrambi. Detto fatto, l'appuntamento l'abbiamo preso per l'ottobre scorso e, vista la disponibilità del medico, abbiamo incluso nel novero anche Maria.

Così, mercoledì 26 ottobre, tutti e tre ci siamo recati dal medico. "prima ti" dice Giusepèn a Maria "lapagiona d'una lapagiona" (chiacchierona di una chiacchierona), per il fatto di avere insistito così tanto per l'antinfluenzale, ma pure per avermi "convinto a convincerlo" di recarci dal medico.

Al dottore che gli inoculava il vaccino antinfluenzale, Giusepèn "borbottava" qualcosa del tipo "ma s'à podi? …. che manea l'è? … sto ben …  basta cunt'i vacini" (si può? - che modi sono? - sto bene - basta coi vaccini) ed era uno spasso vedere il medico in difficoltà che cercava di rincuorare Giuseppino in merito all'efficacia dei vaccini. Giusepèn annuiva, ma gli vedevi in faccia la voglia di dire fino in fondo che non tutto era sicuro e che certe affermazioni sul vaccino, non gli erano congeniali; non tutti gli "esperti" avevano la stessa opinione.

Quando tutti e tre fummo "a postu" (a posto - nel senso di aver fatto il vaccino antinfluenzale) e il medico ebbe a chiedere a Giusepèn quale fosse la medicina che gli consentiva di dire "sto ben", il "prode" Giuseppino, guardandomi fisso negli occhi, risponde al medico "ul Nocino" e rivolto a me "digal anca ti" (diglielo anche te). Che ne dici, Giusepèn, gli rispondo, al prossimo incontro col medico, ci portiamo appresso una bottiglia di Nocino? "insci, sciur dutui, ai so maoi al postu di pillul al ga cunsiglia ul Nocino" (così, signor dottore, ai suoi assistiti, al posto delle pillole, consiglia il Nocino). Poi, tutti a casa, tra una risata in compagnia.

Gianluigi Marcora

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