Ieri... oggi, è già domani | 17 novembre 2022, 06:00

"a brenta" - il mastello per il bucato

Il discorso parte da Maria, splendida creatura femmina figlia del Giusepèn...

"a brenta" - il mastello per il bucato

Il discorso parte da Maria, splendida creatura femmina figlia del Giusepèn. Tira in ballo la "brenta" che è semplicemente il "mastello" utilizzato dalle massaie per il "bucato". Per i "non-antichi", vale a dire le giovani signore, Maria mette in evidenza uno dei lavori che svolgevano le donne di casa.

Non esisteva allora, la lavatrice e ogni tipo di indumento (ma non solo) veniva lavato "a mano" cioè con la "brenta" colma di acqua, un supporto che appoggiava sulle maniglie della brenta stessa e sapone con lisciva. Il tutto manovrato col "olio di gomito" che costringeva la "spazeta" (spazzola con le setole ruvide) a rimuovere la sporcizia.

Tenere presente che -allora- si lavavano le tute degli operai, pantaloni e maglie dei bimbi e la biancheria fina, ma pure "guaiarda" (qui, per grossolana) che indossavano gli uomini. Bene precisare (dice Maria) che allora, il freddo "mordeva le carni", non c'erano i caloriferi e meno che meno gli impianti di riscaldamento. Per meglio dire: i ricchi, possedevano questi "impianti", ma la gente, cioè la maggior parte della gente, si scaldava in casa col fuoco del camino o con la stufa che a malapena intiepidiva il locale dove il babbo aveva creato un terzo dedicato alla cucina e due terzi adibiti a sala e …. niente più. Quindi, in casa (eravamo quattro persone) non è che si aveva così tanto spazio per deambulare. Riprendiamo il discorso della "brenta" non prima d'aver specificato che sopra il locale che comprendeva cucina e sala, c'era la camera da letto per mamma, papà ed io, mentre lo zio Giannino dormiva nel "mezanèn" cioè un localino piccino, prima adibito a ripostiglio dentro cui il babbo aveva messo il letto e un armadio, tutto a disposizione dello zio.

La "brenta" costituiva il "banco di lavoro" per le donne di casa. Il "bucato" non era "roba da uomini. Anche perché, in casa ci stavano per maggior tempo le massaie. Mamma, poi "lavorava sui telai"guai dirle "tessitrice" che le sembrava una parola scurrile; del tipo "meretrice". Orgogliosamente diceva "me a laùu sui telai" (io mi occupo di  telai che producono le pezze.

Maria specifica il  lavoro con la "brenta": si doveva tirar via lo sporco dagli indumenti (il "crocu") che appunto è lo sporco e oltre al sapone a quadrotti e la lisciva si utilizzava la "cunegrina" vale a dire, la candeggina che lasciava in giro un odore nauseante. Poi (come si è accennato) "lavoro di gomito" che vuole solo dire "strofinare, strofinare, strofinare" tanto che quando la massaia aveva terminato il "lavaggio" della biancheria a cui seguiva il lavaggio per le lenzuola, le tovaglie, le tende e "ammennicoli" vari, la massaia era stanchissima. Maria specifica ulteriormente: "a me moma, la ma disea che le la preferia lavò 'na brenta da robi, piutostu da fo da mangiò" (mia mamma, mi diceva che lei preferiva lavare una montagna di biancheria, piuttosto di cucinare) e tale frase, l'ho sentita dire spesso e volentieri dalla mia Pierina che (lo ammetteva lei stessa) non aveva le dovute caratteristiche, in cucina. Giusepèn annuisce. E' contento che la Maria ha valorizzato il lavoro di sua madre, ma anche il suo di un lavoro con la brenta. Ammette che "l'ho fatto per molti anni. Da quando mamma è andata in Cielo". Giusepèn è commosso.

Gianluigi Marcora

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