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Politica | 22 novembre 2022, 09:36

«Addio Bobo, inguaribile ottimista». Il ministro, il governatore, il sognatore che non si è mai arreso

Roberto Maroni si è spento questa notte alle 4. La nascita della Lega, i momenti difficili, la rinascita e la malattia. Storia di un uomo che ha sempre creduto nelle sue passioni e nei suoi ideali

«Addio Bobo, inguaribile ottimista». Il ministro, il governatore, il sognatore che non si è mai arreso

«Questa notte alle ore 4 il nostro caro Bobo ci ha lasciato. A chi gli chiedeva come stava, anche negli ultimi istanti, ha sempre risposto “bene”». Così inizia il messaggio che annuncia la scomparsa di Roberto Maroni. Dal suo profilo Facebook, dove lui si era ritratto così: «Avvocato, politico per passione, milanista doc. Ho fatto il Ministro e il Governatore». E aggiungeva l’hashtag: #ProudOfMe.

Orgoglioso di me, di quello che ho fatto. Di un percorso iniziato alle origini della Lega, che ha trovato riconoscimenti, ostacoli, rinascite. Ma ha sempre visto l’ex ministro e governatore varesino con uno spirito indomito. Un sognatore che non si è mai arreso.

Come viene definito nel post di Facebook: «Eri un inguaribile ottimista. Sei stato un grande marito, padre, amico». Nasce il 15 marzo 1955, Maroni. Studia al liceo Classico “Cairoli” di Varese e diventa avvocato.

La politica era stata fin da giovanissimo una passione, ma è l’incontro nel 1979 con Umberto Bossi che fa scoccare la scintilla definitiva e contribuisce alla nascita e all'ascesa della Lega anche nella nostra provincia: l’onda verde nel 1992 a Roma lo vede eletto deputato, ma anche presidente del gruppo parlamentare leghista. È quando Varese ha il suo primo sindaco leghista, Raimondo Fassa, e anche Maroni è in giunta. La svolta due anni dopo, con il Governo Berlusconi, e il Carroccio che entra nella stanza dei bottoni: sarà proprio Maroni a ricoprire il ruolo determinante di ministro dell’Interno.

Seguono momenti difficili con il movimento. Anche nel suo libro “Prima il Nord” , il varesino non nasconderà anche i periodi oscuri, oltre che i successi. Ma Maroni li supera ed è chiamato a diventare ministro del Welfare e del Lavoro: attento a riconoscere e premiare i talenti che avevano avuto ostacoli nella Lega, chiama ad esempio accanto a sé Marco Sartori, che oltre che imprenditore aveva dato energie e risultati in passato nella Commissione Lavoro, poi diventato presidente dell’Inail: un grande dolore la sua perdita 11 anni fa. Con lui lavorò anche Marco Biagi, per la cui sicurezza – già ritenuta a rischio – il ministro sollecitò invano chi di dovere.

Ancora al Dicastero dell’Interno poi e segretario federale della Lega, guiderà la Regione Lombardia dal 2013, ma annuncerà di non volersi ricandidare nel 2018 e passerà il testimone ad Attilio Fontana.

Intanto la malattia ha fatto irruzione della vita di Bobo Maroni, ma lui resta quello spirito indomito. Rinuncia a candidarsi a sindaco di Varese, dopo un primo sì, proprio a causa delle condizioni di salute. Commovente l’applauso quando torna in consiglio comunale un anno fa.

Bobo combatte, scrive libri, l’ultimo “Il Viminale esploderà” con Carlo Brambilla, e proprio presentando quest'ultimo dirà al Corriere della Sera: « Adesso so che tra le cose importanti non c’è la politica con la “p” minuscola». Coltiva sempre la grande passione della musica: quante immagini ci accompagneranno con il suo sax. Un mese fa, dal suo profilo ricordava l'immensa Mahalia Jackson o prima ancora il compleanno di Chuck Berry.

Marilena Lualdi

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