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Busto Arsizio | 23 novembre 2022, 11:22

Le opere di Fridami esposte nel tribunale di Busto Arsizio: «Un messaggio di amore che salva all’interno delle mura fredde di un tribunale»

Una mostra di 10 quadri organizzata dal Comitato Pari Opportunità dell’Ordine degli Avvocati di Busto Arsizio. L’artista Manuela Carnini: «Quando mi hanno contattata mi sono commossa. Come per la prevenzione di qualunque malattia tumorale ci sono degli screening, questo vale anche per evitare il femminicidio»

Le opere di Fridami esposte nel tribunale di Busto Arsizio: «Un messaggio di amore che salva all’interno delle mura fredde di un tribunale»

Da oggi fino al 2 dicembre, le opere di Manuela Carnini, in arte Fridami, saranno esposte nell’atrio del Tribunale di Busto Arsizio a cui si potrà accedere tutti i giorni tranne la domenica. Il tutto è stato organizzato in occasione della Giornata contro la Violenza sulle Donne  e organizzato dal Comitato Pari Opportunità dell’Ordine degli Avvocati di Busto Arsizio in collaborazione con Think Soluzioni Creative di Matteo Toia.

Manuela Carnini, ha raccontato l’emozione: «Sono stata contattata da Andrea Febbraro, presidente del Comitato Pari Opportunità dell’Ordine degli Avvocati di Busto Arsizio per esporre le mie opere qui. Mi sono commossa quando ho ricevuto questa richiesta e ho detto subito si».

Quadri pieni di colori, che portano positività in quel luogo: «Portare l’amore in aule di tribunale dove ci sono sentimenti di dolore, devastazione, smarrimento, paura, vergogna, senso di colpa. Dove la gente che arriva qui, abbia torto o ragione, comunque ha una ferita nel cuore, per eventi catastrofici che gli sono accaduti e che cambieranno la loro vita».

Una mostra con uno scopo ben preciso dunque: «Portare amore, il messaggio che solo l’amore guarisce, in occasione della Giornata contro la Violenza sulle Donne e il combattere il femminicidio attraverso la denuncia al primo atto di violenza, senza aspettare successivi episodi violenti. Questo per evitare proprio l’escalation fino al femminicidio».

Essendo l’artista anche medico, pone l’accento sulla similitudine delle situazioni: «Come per la prevenzione di qualunque malattia tumorale ci sono degli screening, questo vale anche per evitare il femminicidio. Perché soltanto con la cura e il fermo da un atto di violenza la donna si protegge, se poi ci sono dei figli si tutelano anche loro, e si può fermare il maltrattante o la maltrattante e quindi indirizzarlo a un percorso di recupero, perché la maggior parte sono sempre padri o madri di famiglia».

L’idea che non solo chi subisce violenza soffre, la possibilità che il “carnefice” in passato sia stato a sua volta vittima: «Quindi io do un messaggio di amore che salva all’interno delle mura fredde di un tribunale».

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Michela Scandroglio

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