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Busto Arsizio | 25 novembre 2022, 22:34

Sul palco di Busto il sostegno alle proteste in Iran. Ghazavi: «Non voglio più stare in silenzio»

Il tenore al teatro Sociale: «Ragazzi con la metà dei miei anni mi hanno dato coraggio». La studiosa Sabahi: «Per la prima volta nella storia dell’Iran, gli uomini sono al fianco delle loro donne». Gli interventi dell’eurodeputata Tovaglieri e di monsignor Pagani

Sul palco di Busto il sostegno alle proteste in Iran. Ghazavi: «Non voglio più stare in silenzio»

Ieri un incontro con protagonisti gli operatori che quotidianamente lottano contro la violenza sulle donne (leggi qui).
Questa sera uno spettacolo teatrale – Figlie di Eva, con Maria Grazia Cucinotta, Michela Andreozzi e Vittoria Belvedere – per riflettere con leggerezza.
E, subito prima, l’incontro “Donna, vita e libertà”: un momento di approfondimento sulla situazione iraniana e le proteste contro il regime degli ayatollah.
Il Teatro Sociale-Delia Cajelli ha ospitato più appuntamenti in occasione della Giornata per l'eliminazione della violenza contro le donne che ricorre oggi.

Sul palco della sala di via Dante a riflettere su quanto sta accadendo in Iran c’erano la giornalista e docente Farian Sabahi, studiosa dell'Iran e dell'Oriente; il tenore Ramtin Ghazavi, costretto a lasciare il proprio Paese per motivi artistici e perché appartiene a una minoranza religiosa; l'europarlamentare Isabella Tovaglieri, che sta portando avanti in maniera decisa il suo impegno sul tema, e monsignor Severino Pagani, prevosto di Busto.

Sollecitata dalle domande del presidente del teatro Luca Galli, Sabahi ha sottolineato che «per la prima volta nella storia dell’Iran, gli uomini sono al fianco delle loro donne». Le proteste sono state innescate «dalla morte di una ragazza di 22 anni, Mahsa Amini. Studiava biotecnologie, voleva diventare medico e non era avvezza alle retate della polizia morale, che prende di mira le ragazze che non hanno i capelli ben coperti dal velo, oppure troppo truccate o con i pantaloni troppo stretti.  Lei è stata presa e portata in un centro di rieducazione. Talvolta capita che si venga rilasciati con una mazzetta della famiglia. Ma questo non è successo con Masha».

Il suo cadavere è stato restituito alla famiglia con l’invito a seppellirlo di notte. I genitori, invece, lo hanno fatto di giorno. E così due mesi fa hanno preso il via le proteste che continuano ancora: «Sono diventate pervasive – spiega la docente – hanno toccato tante città iraniane. Inizialmente riguardavano l’obbligo del velo. Ma dire no a quest’imposizione potrebbe innescare un effetto domino. Ed è quello che sta succedendo».

Che cosa potrebbe accadere? «Se le proteste dovessero avere successo – ha spiegato Farian Sabahi – secondo alcuni analisti c’è il rischio di un esito à la egiziana, di fatto una dittatura militare».

Il tenore Ramtin Ghazavi, oggi impegnato alla Scala, è tornato sul palco del Sociale che aveva calcato nel 2018. Era l’8 marzo e, allora, si era esibito per la festa della donna.
Oggi, da appartenente a una minoranza religiosa perseguitata, ha raccontato la sua esperienza in Iran: «Da ragazzino fui arrestato mentre portavo fuori il mio cane, considerato un animale impuro. In quell’occasione dovetti pagare una mazzetta e lo stesso feci quando mi fermarono perché giravo con una ragazza».

Oggi è un cittadino italiano: «Ho dovuto lottare per diventarlo», ha detto, auspicando l’introduzione dello ius soli. La sua famiglia, invece, non si è trasferita: «Per motivi di sicurezza, ho detto ai miei genitori di non sentirci più. Perché io non voglio più stare in silenzio. Ragazzi che non hanno neanche la metà dei miei anni mi hanno dato coraggio».

Il sostegno degli artisti alla protesta? «È fondamentale – ha affermato il tenore –. Lo stanno facendo attrici e, in un secondo momento, i calciatori. Questi sono incoraggiamenti per il popolo che fino a oggi non ha alzato la testa».

«Basta chiudere gli occhi – ha esortato –. L’Italia ha sempre avuto buoni rapporti con l’Iran, così come con la Russia. In Iran è stato ucciso un bambino di nove anni. Cosa succederebbe qui per qualcosa di simile? Sparano lacrimogeni nelle abitazioni. Questo non si può normalizzare».

L’eurodeputata Tovaglieri, con indosso una maglietta con lo slogan “Women Life Freedom”, ha osservato che «sulla questione iraniana, che non è nata da poco, la comunità internazionale su questo si è fatta sentire. La gente crede che questa tematica non ci riguardi, ma non è così. È una battaglia di civiltà che non dobbiamo sentire lontana».

Questo perché «distorsioni di alcune subculture possono trovare spazio anche qui. E questo sarebbe un tradimento per le donne che lasciano il loro paese e rischiano di trovare gli stessi problemi. Mi riferisco a matrimoni precoci o alla pratica atroce delle mutilazioni genitali femminili. Chi arriva in Italia non deve trovare il silenzio, dobbiamo denunciare quello che accade, per quelle donne che qui cercano un modo di vivere libero. E su questo sprono l’Europa a prendere decisioni importanti, fino a valutare sanzioni».

Nel suo intervento, monsignor Pagani si è concentrato innanzitutto su che cosa si debba intendere con religione. «Io credo – ha spiegato – che non ci sia nessuna religione che possa sussistere senza inerire su una cultura. Non esiste una religione astratta, che non si appoggi su una cultura. Per evitare le violenze, tutte le religioni si devono impegnare ad assumere determinati criteri per costruire una nuova antropologia. Mettendoci d’accordo su due concetti fondamentali: libertà individuale e dignità della persona. Anche il cattolicesimo della nostra città deve chiarire questi concetti, per poi mettersi in comunione con le altre religioni».
Sul palco nel finale anche la presidente del centro antiviolenza Eva Odv, Emilia Barni.

L’intervento integrale di monsignor Pagani

Riccardo Canetta

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