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Busto Arsizio | 26 novembre 2022, 12:59

Acof e Youth in Action al fianco delle donne. Progetto e videoclip contro ogni violenza

Ai Molini Marzoli, nella data simbolo del 25 novembre, i giovani degli istituti superiori Olga Fiorini e Marco Pantani hanno realizzato un evento di sensibilizzazione a suggello di un percorso formativo svolto da alcune classi della scuola di Busto. In prima fila l’associazione di volontariato interna alla struttura educativa di via Varzi, che ha operato in collaborazione con il centro antiviolenza Eva Odv

Acof e Youth in Action al fianco delle donne. Progetto e videoclip contro ogni violenza

C’è un filo rosso che non si spezza e che collega la lunga serie di attività che l’universo Acof svolge da tempo per sostenere la lotta contro la violenza sulle donne. Rosso come il colore simbolo di una sfida che questa volta ha visto impegnata, in prima fila, una realtà dinamica qual è Youth in Action, l’associazione di volontariato interna agli Istituti superiori Olga Fiorini e Marco Pantani, nata per contribuire alla conoscenza, alla diffusione e alla pratica attiva dei 17 obiettivi fissati dall’Agenda 2030 dell’Onu.

«L’impegno dei ragazzi che hanno aderito a questa esperienza di service learning è quello di informarsi, formarsi e poi entrare in azione per dare il loro contributo individuale al miglioramento della nostra società, anche ovviamente sul tema della parità di genere», ha sottolineato dal palco dei Molini Marzoli di Busto Arsizio la professoressa Irene Pellegatta, referente del progetto che si è concluso proprio la sera del 25 novembre – Giornata mondiale contro la violenza sulle donne – con l’evento “Una, nessuna, centomila”.

Pienone in Sala Tramogge per ascoltare i messaggi che gli studenti hanno fatto propri e racchiuso in un video realizzato dalla classe terza A del Liceo sportivo Pantani, diffuso nelle scorse ore sul canale Instagram della stessa Youth in Action. Fra discorsi e canzoni, gli adolescenti hanno raccontato le loro emozioni rispetto a questo tema così sentito, prendendo spunto dagli approfondimenti compiuti con le professioniste di Eva Odv, il centro antiviolenza territoriale che ha curato le lezioni dedicate alla comprensione del fenomeno.

«I casi che trattiamo ogni giorno – ha illustrato la psicologa Stefania Ponti – mostrano che le violenze si consumano in ambiti domestici di ogni genere, molto spesso con protagoniste persone italiane, benestanti e con livello di istruzione medio-alto. Ciò significa che il lavoro culturale da svolgere dev’essere diffuso, dato che il pericolo si annida ovunque, specialmente in contesti all’apparenza insospettabili. Che siano i giovani a parlare e a comprendere, è la cosa migliore che possiamo fare».

Alcuni ragazzi hanno dialogato con la scrittrice Sara Magnoli, autrice del libro “Se è così che si muore”, la cui lettura e analisi ha fatto parte del percorso educativo svolto nelle scorse settimane. Nel suo intervento, Magnoli ha sottolineato più volte come «la parola ha una potenza enorme, che serve ad esprimere cose bellissime ma che può anche ferire in profondità. Per questo bisogna sempre maneggiarla con responsabilità». La serata è stata animata dalle esibizioni dei ragazzi del Liceo delle Scienze Umane.

Davanti alla sala gremita di allievi, genitori e docenti (con, in prima fila, anche Mauro e Cinzia Ghisellini, direttori di Acof, e il consigliere regionale Marco Colombo), a portare il saluto della scuola è stato Luigi Iannotta, preside degli Istituti superiori Olga Fiorini e Marco Pantani, che si è detto «orgoglioso di riscoprire puntualmente nei nostri studenti l’attenzione per le tematiche più delicate e, soprattutto, la loro capacità di lasciarsi coinvolgere in attività che li rendano protagonisti attivi della comunità in cui vivono».

Per l’amministrazione comunale è intervenuta l’assessore Daniela Cerana, che è titolare sia della delega alle politiche scolastiche, sia di quella alle pari opportunità: «Sono serate come questa – ha evidenziato – che ci ridanno fiducia nonostante il numero impressionate di donne uccise, abusate, umiliate e sottomesse che registriamo ogni giorno, mostrando come il lavoro culturale da svolgere sia ancora lungo e profondo. Parlare ai giovani è invece come consegnare nelle loro mani la speranza di un futuro migliore».

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