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Cronaca | 01 dicembre 2022, 14:33

Varese, ventiquattrenne condannato per stalking e violenza sessuale

Sette anni la pena stabilita dal giudice questa mattina in tribunale a Varese: il giovane aveva conosciuto una donna della nostra provincia durante una vacanza iniziando con lei una relazione presto sfociata in un incubo

Varese, ventiquattrenne condannato per stalking e violenza sessuale

Condannato a 7 anni di reclusione e al risarcimento della vittima. Questo il verdetto del Tribunale di Varese sul caso di un 24enne accusato di violenza sessuale, stalking e lesioni aggravate (qui i dettagli sulla vicenda) ai danni di una donna conosciuta in Calabria nell’estate del 2019, durante una vacanza che lei, 46 anni, si era concessa insieme alle due figlie per distrarsi dalla fine della relazione con l’ex marito e dalle questioni lavorative - i due gestivano un bar insieme - che la legavano ancora a lui. 

Una vicenda da manuale per quanto riguarda la violenza di genere, ha affermato l’avvocato di parte civile, Marzia Giovannini, davanti al collegio presieduto dal giudice Andrea Crema, nel ripercorrere i tratti salienti della malsana relazione della donna con il giovane: la lenta insinuazione nelle questioni private della futura compagna, per individuare le sue debolezze e offrire sostegno (in questo caso anche economico, per risollevare le sorti del bar di lei, che non navigava in buone acque), e infine l’avvicinamento fisico, con il ragazzo che si trasferisce dalla Calabria alla provincia di Varese per prendere il pieno controllo della situazione, iniziando poi a mostrare la sua vera natura, quella di soggetto possessivo e violento.

«Giovane - ha sottolineato l’avvocato Giovannini - ma già infarcito di una cultura fatta di misoginia e maschilismo, ed estremamente pericoloso». Aspetto, quest’ultimo, che si lega ai fatti ricostruiti dalla Procura (tra questi, aggressioni fisiche, pedinamenti, un rapporto non consenziente consumato in auto) e cristallizzati in dibattimento dalla testimonianza della vittima.

«Una testimonianza intensa e precisa, priva di intenti vendicativi - ha affermato il pubblico ministero Lorenzo Dalla Palma nel chiedere la condanna a 7 anni del ragazzo - che ha consentito di comprendere la personalità dell’imputato. La relazione tra i due è durata da novembre 2019 a marzo 2020, un periodo che può sembrare breve ma che per la persona offesa è stato lunghissimo e pieno di sofferenza. Solo chi vive esperienze di questo tipo può capire davvero». 

Per la giovane età dell’imputato, il suo difensore d’ufficio si era rivolto ai giudici evidenziando la necessità di una pena in grado di favorire il recupero della persona, e chiedendo l’assoluzione dall’accusa di violenza sessuale per gli elementi emersi dal racconto dell’episodio fornito dalla vittima, con riferimento al fatto che l’imputato decise di interrompere quel rapporto vedendo la donna in lacrime, e rinunciando per questo ad ottenere a tutti i costi il suo consenso per quell’atto. Ma la richiesta non è stata accolta dal collegio. 

Fu il lockdown a dividere definitivamente i due, con il ragazzo obbligato a partire per il sud, per fare ritorno nel suo luogo di residenza. A quel punto, però, alcune delle conseguenze più gravi della relazione si erano già manifestate nella vita della 46enne: la perdita di due posti di lavoro, le abitudini cambiate per la paura, l’inizio di un percorso terapeutico per fare i conti con quanto successo.

Gabriele Lavagno

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