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Politica | 02 dicembre 2022, 17:28

LEGA A CONGRESSO. Cassani e Longhin: il partito che vorrei

Domenica mattina a Busto il popolo leghista sceglie il nuovo segretario provinciale. È sfida vera tra Andrea Cassani e Giuseppe Longhin. Il sindaco di Gallarate: «Si torni a dialogare con cittadini e militanti». Il referente del Comitato Nord: «Riparliamo di questione settentrionale»

LEGA A CONGRESSO. Cassani e Longhin: il partito che vorrei

Domenica 4 dicembre, ore 9.30. Al teatro Sociale di Busto Arsizio i militanti della Lega della provincia di Varese scelgono il nuovo segretario.
L’ultimo congresso provinciale del Carroccio risale al 2015, quando venne riconfermato al timone del partito l’allora sindaco di Morazzone Matteo Bianchi, a cui è poi succeduto il commissario Stefano Gualandris.

Domenica sarà sfida a due – e i pronostici dicono che sarà una sfida vera, all’ultimo voto – tra, in rigoroso ordine alfabetico, Andrea Cassani, sindaco di Gallarate, e Giuseppe Longhin, referente del Comitato Nord per la provincia di Varese.

Visto il peso simbolico di Varese per la Lega, l’appuntamento di dopodomani ha suscitato l’interesse anche della stampa nazionale. Il Foglio gli ha dedicato nei giorni scorsi un ampio servizio parlando di duello tra la Lega di Salvini e la Lega delle origini. La prima sarebbe rappresentata dal sindaco gallaratese, la seconda dal referente del comitato bossiano, che domani tra l'altro si presenta nel Pavese con la partecipazione del Senatur.
Entrambi i candidati concordano, però, che questa lettura sia un po’ semplicistica.

Andrea Cassani: «Si torni a dialogare con cittadini e militanti»

La Lega che vorrei
«La Lega che vorrei è una Lega che torni a dialogare con i cittadini, al proprio interno con i militanti e con il mondo imprenditoriale».

La priorità
«Ci sono tematiche come la meritocrazia, la coerenza e soprattutto il lavoro che vanno premiate e sono quindi punti dirimenti. Direi innanzitutto competenza e merito».

Sfida tra Lega di Salvini e Lega bossiana. Realtà o lettura semplicistica?
«Una lettura molto romanzata, forse utile a fare qualche articolo. Io mi sono candidato e assicuro che nessuno dei vertici mi ha chiesto di farlo. Probabilmente, in virtù del fatto che conosco Salvini da tanti anni e tra noi c’è un buon rapporto, mi assimilano al suo candidato. Ma mi sembra un taglio giornalistico che serve a creare del pathos che in realtà non credo ci sia in questa consultazione.

Ci sono due candidati, due persone che tra l’altro si conoscono, si rispettano reciprocamente e si candidano per dare la possibilità ai militanti di scegliere chi sarà il segretario provinciale.
Sarà un momento di democrazia che per tanti anni in Lega abbiamo chiesto. Dopo sette anni e mezzo credo sia necessario e opportuno scegliere qualcuno che possa coordinare la segreteria provinciale. Mi auguro pertanto che in tanti vadano a votare».

Giuseppe Longhin: «Tornare alla questione settentrionale»

La Lega che vorrei
«Non è giusto parlare di un ritorno al passato, perché in passato sono stati commessi degli errori come è normale che possa capitare. Però un ritorno a una visione concreta del territorio. La Lega nazionalista si sta frantumando, nel senso che sta perdendo voti. Vedrei meglio un insieme di Leghe regionali».

La priorità
«La ristrutturazione. Dopo anni di commissariamenti si è persa la struttura. Noi siamo l’unico movimento ancora strutturato e stiamo perdendo anche quello, diventando come gli altri e cioè un partito fluido.
Quindi la ristrutturazione: l’organigramma, dal direttivo provinciale a scendere, circoscrizioni, sezioni… La ripresa della militanza di un tempo.

E poi vorrei si parlasse di più di progetti concreti e delle necessità del nostro territorio, magari lasciando perdere il ponte sullo Stretto – chi anche chi vive in quei territorio mi dice non essere la priorità – e pensando a finire la Pedemontana e potenziando l’autostrada che collega Bergamo e Milano».

Sfida tra Lega di Salvini e Lega bossiana. Realtà o lettura semplicistica?
«È una lettura troppo semplicistica. È una questione di ideali e progetti. Un movimento politico può cambiarli, ma ciò deve portare a un risultato. Il risultato è che abbiamo perso i voti, siamo scesi al 7 per cento, quindi c’è qualcosa da aggiustare. Dal mio punto di vista bisogna tornare alla questione settentrionale. Questo non vuol dire che io sia contro Salvini, ma sono contro le linee del movimento che ci hanno portato al 7 per cento. Possiamo ripartire, a cominciare dalla Lombardia.

Per il mio programma ho attinto molto da quello presentato da Salvini quando si candidò alla segreteria federale nel 2013. Sette punti su undici sono gli stessi (autonomia, territorialità, militanza, rafforzamento degli enti locali e così via). Non ho potuto inserire la politica internazionale e la sovranità monetaria, perché mi sto candidando alla segreteria della Lega di Varese. Salvini nel 2013 ha scritto quello che io sto presentando adesso. E visti i risultati, forse è meglio tornare al 2013».

Riccardo Canetta

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