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Territorio | 03 dicembre 2022, 10:45

La scuola Danza360 di Besozzo in campo contro anoressia e bulimia: «Vogliamo allievi sani, no a corpi troppo magri»

«Ci piacerebbe che il nostro progetto "Danza del benessere" venisse condiviso anche da altre associazioni sportive - spiega la direttrice Laura Quagliardi - troppo spesso la disciplina della danza è stata veicolo di modelli corporei che hanno rappresentato un rischio. Ma questa non è la vera danza. Vogliamo che l'acronimo Dca diventi Danzare con Amore e non sinonimo di sofferenza e malattia»

La scuola Danza360 di Besozzo in campo contro anoressia e bulimia: «Vogliamo allievi sani, no a corpi troppo magri»

 

La scuola di Danza360 di Besozzo in prima linea, con un progetto innovativo, per combattere una piaga sempre più preoccupante come quella dei disturbi alimentari che colpisce in particolare sportive e ballerine. 

"Danza del benessere" è l'iniziativa fortemente voluta dalla direttrice Laura Quagliardi in collaborazione Centro Medico Elpis. 

«In questi ultimi due anni, la pandemia ha segnato le persone sotto tanti punti di vista e oggi che sembra lasciarci respirare facendoci riprendere la vita di sempre, lascia comunque dietro di sé ferite e cicatrici importanti - spiega la direttrice della scuola besozzese - l’incremento di disturbi psichici soprattutto nei giovani (bambini e adolescenti) sta toccando picchi mai registrati e tra i tanti disturbi quello legato al cibo sembra diventare una piaga in crescente aumento».

DCA, questo l’acronimo per i Disturbi del Comportamento Alimentare, che forse conosciamo meglio come anoressia e bulimia, due facce di una stessa triste medaglia.

«La nostra scuola di danza si interessa a questo argomento - prosegue Quagliardi - perché vogliamo bene ai nostri allievi e vogliamo gridare loro con tutta la forza che abbiamo in corpo che vogliamo allievi sani. Vogliamo essere in prima linea nella lotta contro i disturbi dell’alimentazione e contro modelli assurdi che spesso questa società ci propone. Troppo spesso la disciplina della danza è stata veicolo di modelli corporei, canoni di bellezza e adeguatezza non sempre funzionali, che hanno rappresentato fattori di rischio nell’insorgenza di disturbi alimentari». 

Anche il rapporto con lo specchio, imprescindibile per un danzatore, rischia di essere “pericoloso” se non vissuto nel giusto modo.

«Ma questa non è la vera danza - sottolinea la direttrice - la vera danza è cura dell'anima, espressione di emozioni intense, spesso non verbalizzabili. Lo sport in generale è e deve essere associato al concetto di benessere a più livelli: fisico, psicologico e sociale. La danza è un’arte, non uno sport, ma il ballerino è sì un artista, ma anche un atleta, in grado di raggiungere alti livelli di performance grazie ad una mente equilibrata e ad un corpo allenato, tonico e sano».

Abitudini alimentari non adeguate possono portare a conseguenze ed effetti, anche gravi, sia sulla salute psicofisica dell’atleta, che sulla sua performance, riducendone l’efficienza e l’efficacia. Creare cultura del “cibo come nutrimento e alleato nella ricerca della performance” è dunque essenziale.

«Diciamo quindi un deciso no a corpi troppo magri, perché non è questa la danza che ci piace» afferma la direttrice. 

Gli obiettivi del progetto "Danza del benessere":

1) diffondere la cultura del benessere alimentare, corporeo e sportivo

2) migliorare la consapevolezza corporea dell’atleta costruendo un’immagine sana del corpo del ballerino

3) prevenire l’insorgenza di condotte alimentari disfunzionali.

Tre gli incontri che si svolgeranno presso Danza360 con la dottoressa Milena Rota:

1°INCONTRO rivolto a GENITORI e INSEGNANTI SABATO 4 FEBBRAIO 2023 h15-16.30  

2° INCONTRO rivolto ai ragazzi dagli 11 ai 14 anni accompagnati dalle famiglie SABATO 11 MARZO h15-16.30  

3° INCONTRO rivolto a tutti gli over 15 SABATO 1 APRILE h15-16.30

«Sostienici partecipando e invitando altri a farlo - l'appello di Quagliardi - un’offerta libera a partire da 2 euro è tutto ciò che chiediamo per sostenere il progetto e le future iniziative perché Dca diventi acronimo di danzare con amore e non più sinonimo di sofferenza e malattia. L'auspicio è che altre scuole di danza e associazioni sportive sposino questo nostro progetto, iniziando ad impegnarsi seriamente per risolvere questo grave problema». 

 

Matteo Fontana

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