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Busto Arsizio | 21 gennaio 2023, 19:42

Deportati della Ercole Comerio: in arrivo a Busto Arsizio le pietre d’inciampo

Gli animatori dello sciopero costato la cattura e il trasferimento a Mauthausen ricordati oggi, 21 gennaio, in una cerimonia partecipata, anche da giovanissimi. L’oratore ufficiale, il professor Giovanni De Luna: « Sono le minoranze che hanno riscattato l’ignavia delle maggioranze. Le cifre esigue di quella minoranza ci raccontano la sua forza»

Tante persone, al Museo del Tessile, per ricordare i deportati della Ercole Comerio

Tante persone, al Museo del Tessile, per ricordare i deportati della Ercole Comerio

Busto Arsizio accoglierà pietre d’inciampo per ricordare i deportati della Comerio Ercole. Lo ha annunciato Annalisa Mineve, presidente dell’associazione “Noi della Comerio Ercole 1885” in uno dei momenti a celebrazione degli scioperi che infiammarono il 1944 (foto della cerimonia in fondo). I componenti della Commissione interna finirono quasi tutti a Mauthausen, uno dei campi più crudeli architettati dalla malvagità nazista. Sono stati ricordati oggi, 21 gennaio: Vittorio Arconti (a sua memoria c’è già una pietra d’inciampo incastonata a Gallarate, imbrattata e ripulita), Arturo Cucchetti, Ambrogio Gallazzi, Alvise Mazzon, Giacomo Biancini, Guglielmo Toia e Melchiorre Comerio. Solo Comerio, fratello del titolare della ditta, venne rilasciato. Arconti, Gallazzi e Cucchetti non fecero ritorno a casa. Mazzon morì qualche mese dopo la fine del conflitto per gli stenti subiti nel campo.

Sono stati ricordati anche i lavoratori della Comerio che hanno perso la vita per la libertà, i partigiani Giovanni Ballarati, Luigi Caimi, Rodolfo Mara, Bruno Raimondi e Mario Vago. Commoventi i volti, i ritratti che hanno sovrastato la folta platea al Museo del Tessile. Commoventi gli studenti del liceo Pina Bausch, voci e archi impegnati nell’esecuzione di “Siamo i ribelli della montagna”.

Il primo cittadino, Emanuele Antonelli: «Ringrazio i sindaci e i rappresentanti delle amministrazioni comunali presenti, Gorla Minore, Castellanza, Legnano, Villa Cortese. Ringrazio la famiglia Comerio, le Rsu, le associazioni, a partire da “Noi della Comerio” e Anpi. Ringrazio i giovani presenti, oggi ricordiamo un sacrificio in nome della democrazia e della libertà. Non è solo un omaggio ai caduti ma un dovere morale». Si andrà oltre: «Abbiamo in programma, per il “Giorno della memoria”, una mostra che è un unicum, diffusa. Mi auguro che i nostri concittadini alzino lo sguardo dai loro cellulari. Perché c’è un grande bisogno di pace, a partire dall’Ucraina».

Ovviamente al centro della commemorazione c’è stata la parabola dei deportati. Persone che conoscevano i rischi a cui andavano incontro fomentando uno sciopero: l'esperienza dei lavoratori alla Franco Tosi di Legnano era recentissima. Giovanni De Luna, oratore ufficiale, ordinario di Storia contemporanea all’Università di Torino, ha rapito la platea: «La Comerio non era enorme ma era realtà produttiva in grado di innerbare il territorio. Lì c’è stato un momento di protagonismo della classe operaia. Intendiamoci, l’8 settembre del 1943 ancora oggi facciamo fatica a elaborarlo, fu una tragedia istituzionale e una tempesta psicologica. È sparito lo Stato. C’erano tre scelte. Quella maggioritaria fu il “tutti a casa”. Poi, a Nord, la Repubblica di Salò, che emette bandi di arruolamento e se non ubbidisci rischi, anche in nome dello slogan “Onore e fedeltà al camerata tedesco”. Era il criterio dell’obbedienza e dell’attitudine al conformismo. La terza, la resistenza, invece, fu la scelta della disobbedienza: dici no, no, no. Ti riappropri della tua sovranità individuale». Citazione di Beppe Fenoglio, superbo scrittore, il meno ideologico fra i partigiani finiti in letteratura. Poi il professore ha parlato del «…miracolo della resistenza. I partigiani erano pochi, soprattutto all’inizio. Sono le minoranze che hanno riscattato l’ignavia delle maggioranze. Le cifre esigue ci dicono la forza di quella minoranza».

Le pietre d’inciampo sono state ideate dall’artista Gunter Demnig. Vengono posate davanti alle abitazioni delle vittime dei campi di concentramento. Non te le aspetti ma le trovi, ti fermi anche se non lo avresti previsto. Inciampi. Trovi il nome della vittima, le date e i luoghi di nascita e morte. A Busto ci sarà un promemoria in più per riflettere.

Stefano Tosi

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