ELEZIONI REGIONALI LOMBARDIA 2023
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Politica | 25 gennaio 2023, 16:28

Farioli: «Degrado verticale della sanità pubblica. Non possiamo più perdere nemmeno un’ora»

Il candidato di Azione-Italia Viva alle elezioni regionali del 12 e 13 febbraio definisce «importante, necessario e urgente l’ospedale di eccellenza» di Busto e Gallarate. Ma, precisa, «non può nascere sulle ceneri dell’esistente». È tempo di proposte e realizzazioni che coinvolgano «società civile ma soprattutto operatori sanitari e professionali»

Farioli: «Degrado verticale della sanità pubblica. Non possiamo più perdere nemmeno un’ora»

La sanità è tra i temi principali, se non il principale, della campagna elettorale per le elezioni regionali lombarde del 12 e 13 febbraio. Ed è un argomento molto sentito nel sud della provincia di Varese, in particolare a Busto Arsizio e Gallarate, interessate dal progetto del nuovo ospedale.

Il tema è stato al centro di riflessioni, richiami e appelli lanciati a più riprese da Gigi Farioli, per dieci anni sindaco bustocco.
Oggi, da candidato al Consiglio regionale nella lista di Azione-Italia Viva, Farioli afferma che «è evidente che la situazione sanitaria sia critica, per non dire emergenziale. E questo non solo per l’effetto pandemico, ma anche per una colpevole forma di scarsa attenzione, dallo Stato in giù, nei confronti della priorità assoluta degli investimenti in questo campo».

L’esponente del Terzo polo si dice «molto più che critico nei confronti del governo Meloni rispetto alla gravissima mancanza di non voler investire in sanità pubblica. E soprattutto di celarsi dietro una forma di autoreferenziale, capzioso ideologismo euroscettico fuori tempo, non utilizzando i fondi del Mes sanitario messi a disposizione a condizioni di estremo favore per investire nella sanità, e quindi per eliminare le liste di attesa e incentivare riconoscimenti economici a professionisti e operatori sanitari».

Spostando il discorso dall’ambito nazionale a quello lombardo, Farioli ricorda che «a livello regionale la stragrande maggioranza del bilancio è destinata all’organizzazione sanitaria. Da parte di chi ha avuto l’onore di partecipare a delle annate regionali in cui, con delle riforme e degli interventi si arrivò a far sì che la sanità lombarda diventasse un prototipo a livello europeo, con amarezza che qualche volta sfocia in rabbia dico che purtroppo negli ultimi sette anni c’è stato un degrado verticale della sanità pubblica».

Il candidato di Azione-Italia Viva guarda in particolare alla zona di Busto e dintorni: «Parlo con l’amarezza e la rabbia di chi nota che negli ultimi setti anni da un lato si è bloccato per inerzie colpevoli, sia regionali che locali, il processo di nuova offerta sanitaria locale. Dall’altro, si è utilizzata questa aspettativa della riorganizzazione ospedaliera e territoriale quasi come alibi per mollare la presa sui presidi locali».

Ecco perché «non in campagna elettorale ma sempre – precisa – ogni settimana, ogni giorno di questi ultimi anni, non ho mancato di sollecitare a livello locale, sovracomunale, regionale, perché si affrontasse con urgenza il tema dell’offerta ospedaliera e pre e post-ospedaliera.
Oggi più che mai occorre intervenire urgentemente per fare in modo che l’offerta dei presidi pubblici locali di Busto e di Gallarate, ma non solo, non venga a deperire in attesa di un certamente importante, necessario e urgente ospedale di eccellenza, che non può nascere sulle ceneri dell’esistente e non può costituire l’alibi per un non incentivo sulle professionalità, sugli operatori sanitari e sulle offerte di eccellenza dei presidi esistenti».

Farioli ricorda di aver contribuito nel tempo con «scritti, sollecitazioni e anche proposte». Proposte che «non possono essere di parte. Come non è possibile limitarsi a trovare responsabilità che pure ci sono, ma occorre concentrarsi su possibili soluzioni urgenti. Il mio timore è che l’ennesima campagna elettorale faccia diventare questo un ulteriore terreno di scontro e non di proposte e di realizzazione. Mentre non si può perdere neanche un giorno. Direi di più: neanche un’ora. Coinvolgendo tutti, anche la società civile. Ma soprattutto gli operatori sanitari e professionali». 

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