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Carabelli: “Ho preso il Covid, sono stato in ospedale 110 giorni tra la vita e la morte”

“So che è fastidioso tenere la mascherina e per me lo è ora ancora di più, ma vi chiedo di indossarla e di rispettare tutte le indicazioni date per il bene di tutti. Non sottovalutate questo virus, ne va della salute di tutti”. Lo dice il dottor Angelo Carabelli, primario della Dermatologia dell’azienda ospedaliera di Busto, tornato da poco al lavoro dopo 110 giorni di ricovero come malato Covid. Lo ha intervistato RedazioneWeb, una squadra di dirigenti, medici e infermieri dell’Asst Valle Olona, che racconta attraverso la Rete il mondo dell’ospedale e dell’intera azienda ospedaliera. Riportiamo alcune parti di intervista.

Come è cominciato il calvario? Quando hai capito di aver contratto il Covid?

“I primi giorni di marzo cominciano i primi sintomi, poca roba, febbre lieve e gastroenterite. Nulla di più di mali di stagione. Dopo 5 giorni, però, i sintomi non passano e decido di recarmi in ospedale per degli accertamenti. Benché non avessi alcun problema respiratorio, ad un collega del pronto soccorso viene il sospetto, non me lo dice ma mi prescrive una tac polmonare. L’esito è di un inizio di polmonite bilaterale. Il giorno dopo il tampone conferma il sospetto: ho preso il Covid.

Dal quel momento tutto cambia, mi ricoverano presso il reparto di malattie infettive di Busto Arsizio. Dopo circa 3 settimane ho due tamponi negativi e mi preparo ad uscire. Invece, all’improvviso la situazione peggiora e mi devono trasferire in rianimazione dove  sono rimasto 4 o 5 settimane.

Hai ricordi di quel periodo?

Non molti, ho dei vaghi ricordi di videochiamate fatte con la famiglia, mia moglie, i miei figli. Non sono sicuro che siano ricordi del tutto reali, mi sembrava di stare come in un lungo sogno.

Quando è finito il calvario? O meglio, è veramente finito tutto ora?

Dopo la rianimazione e un altro mese in medicina 2 avevo perso circa 23 kg, soprattutto di muscolatura e non riuscivo a muovermi. È stato quindi necessario un ulteriore periodo in riabilitazione. Ero molto preoccupato ma i miei colleghi ed i fisioterapisti sono stati bravissimi, in 15 giorni mi hanno rimesso in piedi e il 20 giugno sono tornato finalmente a casa. In tutto ho passato 110 giorni in ospedale. Ora sto bene e di settimana in settimana mi sento meglio. Ho ancora degli strascichi, tipo non sento perfettamente gli odori ed i sapori e qualche altro piccolo fastidio, ma la situazione migliora di giorno in giorno. Sono anche tornato al lavoro il 26 agosto scorso e piano piano sto riprendendo la mia vita.

Questa esperienza mi ha provato molto. Nonostante amassi il mio lavoro ho deciso, dopo 32 anni di lavoro in questa azienda e 43 anni di contributi, di andare in pensione. Mai avrei pensato di vivere una pandemia mondiale e invece…

Ora siamo nella fase 2, ma con la riapertura delle scuole e la stagione fredda, sembra probabile un riacutizzarsi dell’epidemia. Quali sono i tuoi sentimenti in proposito e quali consigli ti senti di dare?

Mi è rimasta una grande paura di riprendere questa malattia. Ho voluto comunque tornare al lavoro perché la vita continua ma il pensiero di poterla contrarre di nuovo non mi abbandona mai. Sto attento ad ogni misura di distanziamento e uso la mascherina praticamente sempre, nonostante i miei polmoni non siano più quelli di prima. So che è fastidioso tenere la mascherina e per me lo è ora ancora di più, ma vi chiedo di indossarla e di rispettare tutte le indicazioni date per il bene di tutti. Non sottovalutate questo virus, ne va della vostra salute e di quella dei vostri cari.