“L’Europa e l’Italia puntano su tutt’altro”
Cinque Stelle contro un nuovo piano per Accam. “Basta incenerire a tempo indeterminato”

I Cinque Stelle di Magnago e Busto Arsizio si dicono apertamente contrari alla realizzazione di un nuovo piano industriale per Accam, chiedendo nuovamente la chiusura definitiva dell’inceneritore di Borsano. Riceviamo e pubblichiamo la missiva dei rappresentanti “grillini” di Magnago e Busto Arsizio. “Le risposte alle interrogazioni del Movimento 5 Stelle rivelano una situazione societaria disastrosa”

BUSTO ARSIZIO

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I Cinque Stelle di Magnago e Busto Arsizio si dicono apertamente contrari alla realizzazione di un nuovo piano industriale per Accam, chiedendo nuovamente la chiusura definitiva dell’inceneritore di Borsano. Riceviamo e pubblichiamo la missiva dei rappresentanti “grillini” di Magnago e Busto Arsizio. “Le risposte alle interrogazioni del Movimento 5 Stelle rivelano una situazione societaria disastrosa”.

Il comunicato stampa.

Un nuovo piano industriale è stato proposto da Accam ai suoi soci; il quale prevede, alla luce delle ultime valutazioni economico-finanziarie, un ulteriore prolungamento della vita dell’inceneritore fino al 2032! Ci chiediamo come sia possibile che dopo anni di studi questa società non riesca a proporre nient’altro che continuare a incenerire a tempo indeterminato.
L’Europa e l’Italia puntano tutto su una svolta green che verrà spinta anche dai fondi del recovery fund; vorremmo chiedere ai lungimiranti amministratori di Accam e ai sindaci soci se in questa visione ormai consolidata di sostegno alle politiche di riqualificazione ambientale gli inceneritori hanno un futuro, se a loro giudizio è più probabile che i fondi verranno indirizzati agli inceneritori o a impianti che possano recuperare e riciclare i materiali.
Senza considerare che oggi Accam versa in una situazione economicamente drammatica e di alto rischio. Grazie ad un’interrogazione del consigliere del Movimento 5 Stelle di Magnago, Emanuele Brunini, sappiamo che ad oggi l’impianto non è ancora coperto da assicurazione All Risk, nonostante l’incendio del 14 gennaio scorso. Dall’indagine di mercato su 20 compagnie, infatti, molte non hanno risposto o si sono dette non interessate. Le poche compagnie assicurative che hanno dato riscontro positivo proporranno un premio sicuramente più alto di quello stipulato fino al 2016 già di per sé oneroso (pari a 400mila euro).
Questa è una situazione – sottolinea Brunini – che evidenzia come le compagnie assicurative stiano valutando Accam come un investimento troppo rischioso; sono infatti evidenti i problemi che interessano la gestione della società: dalla obsolescenza degli impianti ai problemi di bilancio, passando per la manutenzione ordinaria affidata a una società esterna, Europower, contro cui oggi Accam ha avviato un contenzioso proprio a seguito dell’incendio delle turbine. Proprio da una mia interrogazione riguardante le cause legali in corso è emerso che il contenzioso tra Accam e Comef (la società che aveva pignorato il conto bancario di Accam) si è concluso con la conferma di risarcimento verso Comef, e che la Corte d’Appello ha rigettato la sospensiva del pignoramento del conto corrente; una debacle su tutta la linea che probabilmente condurrà ad un’altra perdita milionaria per Accam. Insomma si conferma in vari ambiti una situazione societaria disastrosa e complicata, a lungo termine”.
Tramite la consigliera di Busto Arsizio, Claudia Cerini, stiamo inoltre chiedendo approfondimenti sull’incendio e sullo smaltimento di scorie e ceneri. Come ribadito da lei stessa “è stato
chiesto di potere avere la perizia dell’incendio. Inoltre ho presentato un’interrogazione per avere evidenza dello smaltimento delle scorie, perché non dobbiamo dimenticare che il rifiuto bruciato non sparisce del tutto, ma una parte deve essere smaltita in siti speciali per rifiuti pericolosi. Sfatiamo il mito che considera l’incenerimento un trattamento green solo perché recupera qualche kW di energia all’anno. Le fonti rinnovabili sono ben altre e con meno danni correlati per la salute e l’ambiente. Bisogna seriamente avere la forza di ammettere che questo impianto è arrivato al capolinea, tanto più oggi che l’impianto di Borsano sta spostando la sua mission sempre di più sui rifiuti speciali (anche extra regionali) e sempre meno sui rifiuti urbani”.
Ci aspettiamo quindi una presa di coscienza e di responsabilità da parte dei sindaci soci, verso una vera e immediata svolta: se non ci sono più le risorse e i presupposti l’impianto deve essere chiuso. La Regione, che in questi anni ha permesso questa deriva facendo dichiarazioni che andavano in un senso e azioni concrete totalmente opposte, chiarisca qual è la vera intenzione della Lombardia nella gestione dei rifiuti e s’impegni a investire i soldi della bonifica già promessi, oltre a contribuire per la chiusura dell’impianto”.

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