FINALE CON IL BOTTO AL BA FILM FESTIVAL
Da Mogol a Claudio Bisio, successo per il Baff. “Non un’edizione mini, ma ricca di emozioni”

Tre serate che hanno incantato il pubblico. Accolto il maestro Mogol con una standing ovation. Evento finale all'insegna delle risate e del divertimento con Claudio Bisio. "Avevamo bisogno di questi momenti", ha commentato il sindaco Antonelli

Silvia Bellezza

BUSTO ARSIZIO

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Standing ovation per Mogol, ospite d’onore di una serata che ha incantato il pubblico del BA Film Festival al Teatro Sociale. Il maestro ha regalato una Lectio Magistralis sul tema “Il cammino del pop: l’evoluzione dell’interpretazione dalla romanza ad oggi”.

Come si cantava e come si canta ora? Cosa è avvenuto? Si è capito che più si canta e meno si comunica. Quando avrò finito la mia lezione sarete in grado di andare a insegnare ai docenti di X Factor come si fa a giudicare una canzone”. Così ha esordito nella sua appassionante digressione Giulio Rapetti, in arte Mogol, 84 anni meravigliosamente portati, accolto sul palco dal sindaco Emanuele Antonelli, dal direttore artistico del Baff  Steve Della Casa e dalla vicesindaco e assessore alla cultura Manuela Maffioli.

Il più celebre autore italiano di testi, conosciuto dal grande pubblico per il lungo sodalizio con Lucio Battisti, ha ripercorso l’evoluzione dalla Romanza ad oggi. Sala sold out con trecento spettatori, il massimo consentito a causa della pandemia.

L’interpretazione – spiega Mogol –  negli anni ha attraversato fasi salienti con un punto di rottura ben definito da Bob Dylan: “Ha cambiato tutto; lui non aveva una voce straordinaria, ma parlava semplicemente e così comunicava davvero”, ha raccontato il Maestro. Da quel momento si passa dalla romanza, dove la potenza della voce la fa da padrona a discapito anche della comprensione del testo, ad uno stile di seduzione fino ad avvicinarsi alla credibilità dell’interpretazione, definita dalla pulizia, dalla semplicità dalla chiarezza della voce.

Da Claudio Villa a Ed Sheeran la storia cambia e si avvicina alla vita. Il Maestro Mogol attraverso esempi di brani fondamentali spiega, anche con l’ascolto degli stessi, questo fondamentale mutamento e ripercorre gli artisti che hanno fatto la storia della musica italiana: da Claudio Villa con “O sole mio” il cui principale obiettivo era “far sentire la potenza vocale” a Nilla Pizzi che nella canzone “Grazie dei fior”, “drammatizzava il dolore in modo esagerato fino a far sorridere l’ascoltatore”. Fino ad arrivare a Nicola Di Bari, “un cantante straordinario ma che teneva le finali troppo lunghe quando cantava ‘La prima cosa bella’. Mito indiscusso, che ricorda con emozione, Lucio Battisti, al quale è profondamente legato: “Il primo che ha seguito Bob Dylan senza imitarlo perché sapeva che cantare non significa fare esibizionismo, ma comunicare”.

La serata finale ha visto come protagonista Claudio Bisio che ha ripercorso le tappe della sua lunga e poliedrica carriera con il direttore artistico del festival Steve Della Casa.

Avevamo bisogno di questi momenti – ha detto il sindaco Emanuele Antonelli – sia il mondo del cinema e dello spettacolo pesantemente penalizzato dall’epidemia, sia noi tutti”. Steve Della Casa ha sottolineato: “E’ stata un’edizione che non possiamo definire mini, perchè piena di passioni ed emozioni e che ci ha insegnato molte cose. E’ una sfida che abbiamo cercato di vincere e crediamo di esserci riusciti”.

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