L’OPINIONE DELL’ARCHITETTO GIOVANNI FERRARIO
Un appello per salvare il Conventino. “Ripartiamo dalla storia e dalla bellezza del territorio”

Secondo l’architetto, salvare la struttura di via Matteotti “oggi è più che mai necessario”

Pubblicato il:

Stampa questo articolo

Pubblichiamo la lettera di Giovanni Ferrario dedicata all’edificio noto come “Conventino”. Secondo l’architetto, salvare la struttura di via Matteotti “oggi è più che mai necessario”. Ecco perché.

 

Sono passati ormai molti anni dalle prime ipotesi di recupero di Casa Canavesi Bossi (il “Conventino”) di via Matteotti a Busto Arsizio e periodicamente si torna a parlarne.

In una situazione come quella attuale, derivante da anni di perdurante crisi economica ed un oggi caratterizzato da una ancora più grave crisi sanitaria, potrebbe sembrare un inutile spreco destinare risorse importanti al recupero di un “rudere”.

In realtà, credo sia vero proprio il contrario. Quando sarà passata la tempesta attuale, oltre alla necessità che si attui una vera e propria rivoluzione delle modalità dell’abitare urbano (nuove mobilità sostenibili, integrazione tra costruito e verde, spazi abitativi degni di essere vissuti, …), sarà più che mai importante rinascere e ripartire cominciando da una valorizzazione della nostra storia, della cultura, della bellezza, delle peculiarità del nostro territorio; dovranno divenire prioritari interventi volti a recuperare – ma sempre in modo rispettoso – i centri storici e le bellezze spesso dimenticate delle nostre città; interventi tesi a dare nuova dignità a elementi unici e non sostituibili e che possano funzionare da propulsori per quello che sta loro intorno.

Questo è il compito sociale dell’Architettura. Il Conventino è tra questi, non certamente l’unico Bene culturale ed architettonico da salvare ma sicuramente quello che oggi è più bisognoso di cure urgenti. Far rinascere il Conventino attraverso un progetto urbano di più ampia scala, che tocchi e leghi tra loro gli elementi architettonici di pregio situati al suo intorno (le vie storiche, l’edicola di San Carlo, Villa Tosi, la chiesa di San Michele, …), un serio intervento di restauro conservativo dell’edificio, avendo come obiettivo un suo riuso che sia compatibile con le sue forme e le sue caratteristiche, portando al suo interno l’insediamento di funzioni di pregio, anche grazie all’intervento di mecenati privati, è un passo decisivo per dare inizio al recupero culturale ed economico di una parte della nostra città (il centro storico) da troppi anni in uno stato di torpore e preda di un progressivo degrado.

Cos’è il “Conventino” Uno dei gioielli architettonici della città, uno degli edifici più antichi e rappresentativi dell’architettura storica civile di Busto Arsizio che si è mantenuto intatto dal XVII secolo, si trova in condizioni sempre più precarie ed è lasciato alla completa autodistruzione. L’edificio (in realtà non un edificio di natura religiosa, come farebbe supporre il nome con cui è generalmente conosciuto, ma abitazione civile signorile delle famiglie Canavesi – Bossi), ha un’origine addirittura cinquecentesca riscontrabile nelle cantine voltate, (analoghe a quelle di Palazzo Cicogna) ed in elementi costruttivi caratteristici (la ghiacciaia, colonne, …). Di una fase successiva (settecentesca) che oggi caratterizza complessivamente l’edificio, sono l’elegante corte colonnata, i soffitti a cassettoni, gli oculi della facciata ed il portale d’ingresso.

Dott. Arch. Giovanni Ferrario

Copyright @2020

DALLE RUBRICHE