La “rivoluzione tessile” innescata dalla TMR Cederna Fodere Spa
ViroProtect +, ossia come mettere KO il coronavirus!

In attesa (spasmodica) del vaccino mediante il quale sconfiggere il coronavirus, avere a disposizione un tessuto anti-virale non sarebbe affatto male. Non si tratta di una semplice speranza, ma di una concreta possibilità

Luciano Landoni

SAMARATE

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In attesa (spasmodica) del vaccino mediante il quale sconfiggere il coronavirus, avere a disposizione un tessuto anti-virale non sarebbe affatto male.

Non si tratta di una semplice speranza, ma di una concreta possibilità.

Ce lo spiega bene Edoardo Giardini, responsabile commerciale della TMR Cederna Fodere Spa di Samarate: un’azienda tessile che ha radice molto profonde avendo iniziato la propria attività industriale oltre due secoli fa.

Per dirla in parole semplici – precisa Edoardo Giardiniil 99% dei batteri e delle materie virali perdono efficacia entro pochi minuti al contatto con la superficie del tessuto. Di conseguenza le applicazioni possono essere infinite: dal settore sanitario (camici) a quello dell’abbigliamento d’uso comune. Senza dimenticare un plus: questo trattamento ha persistenza sia ai cicli di lavaggio in acqua che a secco perché è realizzato con un processo in assorbimento dove la fibra viene nobilitata in fase di finissaggio. Ed è certificato. Al momento stiamo conducendo dei test per garantire i massimi risultati su tutte le forme di batteri virali incapsulati e non, inclusa l’efficacia alla versione felina del coronavirus”.

L’azienda di Samarate è la principale protagonista del progetto denominato ViroProtect +: una vera e propria rivoluzione del nostro modo di vestire.

Una formula che coniuga insieme un trattamento antivirale certificato Iso – sottolinea una nota stampa diffusa dalla TMR Cederna Fodere Spae una finitura antibatterica testata in laboratorio per disarmare eventuali virus e batteri, tra cui il coronavirus, dopo il contatto con il tessuto”.

Le aree di intervento, per così dire, sono molteplici.

La formula – aggiunge Edoardo Giardiniè disponibile come finitura aggiuntiva su tutta la nostra gamma di fibre cellulosiche e organiche, che vanno da viscosa, cupro, acetato a cotone e seta. Originaria del settore medicale, la formula ViroProtect +, è stata riprogettata per trovare applicazione nel settore dell’abbigliamento: dalle divise alle uniformi e alla moda stessa garantendo ai tessuti le stesse caratteristiche di mano e di comfort che i clienti cercano, e trovano, nei nostri prodotti”.

In pratica, l’emergenza sanitaria vi ha “costretto” a puntare su questa riconversione innovativa?

Nel momento del lockdown – risponde Edoardo Giardiniabbiamo deciso di trasformare la crisi in un’opportunità, ripensando la funzione del nostro settore Ricerca e Sviluppo e ragionando in prospettiva. Una cosa mi sembra evidente: la filiera del tessile sarà tenuta a cambiare!. In questo percorso di trasformazione, è arrivato l’input di un cliente tedesco attraverso una richiesta specifica: un tessuto che fosse insieme antivirale e antibatterico. Abbiamo quindi avviato una ricerca e scoperto che tre aziende del biomedicale producevano ausiliari tessili specifici con questa tecnologia. Abbiamo immaginato un tessuto ad ampio spettro,  progettando un finissaggio certificato a tutti gli effetti. Abbiamo così riscontrato l’immediato interesse dei grandi gruppi di moda”.

La “rivoluzione” ha preso il via?

Immaginate in questo momento quale grande sfida possa essere produrre capi che isolano efficacemente chi li indossa dai contatti con l’ambiente esterno, tenendo lontano il virus. Prove scientifiche hanno confermato che auto-inoculazione è ancora una delle principali via di trasmissione responsabile per il virus, dimostrando anche che il materiale infettivo può sopravvivere ore sulle superfici tra cui l’abbigliamento che indossiamo. Immaginate, invece, la rivoluzione di un tessuto che possa fornire tra le tante caratteristiche anche una difesa in questo senso. Pensate al quotidiano: immaginate anche solo di infilare le chiavi in una tasca realizzata con un tessuto che annienta il virus. Le potenzialità sono enormi. Per non parlare – conclude Edoardo Giardinidi un’altra nuova sfida per tutta la filiera tessile: quella della contaminazione tra il settore moda e quello medicale. Anche in questo caso le possibilità che abbiamo di fronte sono innumerevoli”.

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